Un bellissimo hobby

non cambiare pagina ma leggi questo pezzo di storia

 L'aeromodellismo è da sempre ritenuto uno dei passatempi più belli ed educativi: precisione, inventiva ed un pizzico di pazienza ne fanno l'hobby per tutte l'età. Le ore passate all'aria aperta, lontano dal computer, dal telefono, dalla PlayStation sicuramente rinfrancano il corpo e la mente. In Italia l'aeromodellismo è in continua crescita forte delle sue profonde radici che affondano nel lontano passato quando, nel periodo anteguerra, i modellisti italiani, seppur limitati dai materiali "autarchici", progettavano in proprio i loro modelli e vincevano gare su gare in patria ed all'estero. Nel dopoguerra, utilizzando la balsa dei natanti da sbarco dell'esercito USA, i primi motori a scoppio provenienti dall'estero e le buffe ed enormi radio monocanale, i nostri modellisti continuarono a farsi onore sui campi. Personaggi come Bruno Ghibaudi, Eraldo Padovano ed il romanissimo Ninetto Ridenti hanno da sempre rappresentato un punto di riferimento per tutti noi. Non dimentichiamo che anche l'aeromodellismo viterbese vanta una lunga storia risalente alla fine degli anni '40 e noi dell'AVIA siamo fieri di esserne i custodi ed i continuatori.

Ed allora, perché non ti unisci a noi? Gli aeromodellisti dell'AVIA, come tutti gli aeromodellisti, sono sempre pronti ad accoglierti, consigliarti, guidarti ed aiutarti nei primi passi. Intanto puoi venire a trovarci sul nostro campo di Grotte S. Stefano dove il sabato e la domenica potrai ammirare i nostri modelli volare e fare tutte le domande che vorrai. La nostra risorta Associazione sta crescendo giorno per giorno ad un ritmo vertiginoso con nuove idee, nuovi progetti e rinnovata voglia di far riscoprire questa realtà viterbese.

TI ASPETTIAMO

 

 

Breve storia dell’aeromodellismo viterbese

     Correvano gli anni del primissimo dopoguerra (47-48) quando l’aeromodellismo mosse i suoi primi, stentati passi, in quel di Viterbo. Quelli più grandi, e già più bravi, volavano, col permesso del Colonnello Comandante, all’interno dell’Aeroporto Tommaso Fabbri. I neofiti, più giovani, inesperti e con le tasche perennemente vuote, facevano le prime esperienze nella tecnica del volo telecontrollato in quello che allora si chiamava “lo scarico” e che, solo dopo molti anni, sarebbe diventato Piazzale Martiri d’Ungheria. Per volare con questo secondo sistema non era necessaria alcuna iscrizione o permesso ed è per questo motivo che fino ad allora la parte del leone era stata svolta proprio dal VVC (Volo Vincolato Circolare) che consentiva ad un modello, spesso a “tavoletta”, di evoluire, attaccato a due cavi, a notevole velocità e disegnando anche alcune figure elementari assicurando, con modica spesa, la possibilità di diventare “piloti”.

All’incirca nell’anno 1950, alcuni appassionati, con l’aiuto dell’allora Maggiore dell’A.M. Vincenzo Marcoccia, fondarono il primo "Circolo Costruttori Aeromodelli Viterbo". Erano i tempi di Filippo e Alessandro Oliva, Edoardo Spinucci, Nanni Maggini, Gianni Pagano, Luciano Raccanello, Pietro Bertollini, Pietro Frillici e tanti altri i cui nomi si sono persi nelle pieghe del tempo. Questa è una foto dell'epoca:

Da sinistra: Avv. Rosario Caravello (sostenitore), Giuseppe Giannotti, Oreste Carosi (con cartello), Turchetti, Antonino Caravello (figlio di Rosario), Pietro Frillici, Perugi, sconosciuto, Filippo Oliva, Perlorca, Tito Caravello.

Nella foto che segue il nostro attuale decano Filippo Oliva (a sinistra) e Giovanni Maggini, costruttore del modello.

Nella zona dell’AeroClub, si costruì una piccola pista asfaltata di circa 60 metri per 5 sulla quale tutti cercavano con scarsi risultati di atterrare. L’AeroClub, in cambio della corresponsione di una quota d’iscrizione, sponsorizzava ed organizzava la partecipazione a gare di importanza anche nazionale nelle regioni limitrofe. I soldi erano pochi e più di tanto non si poteva fare ma i risultati erano veramente lusinghieri e le coppe e gli attestati fioccavano da tutte le parti: una squadra dei suddetti pionieri partecipò al 2° Gran Premio Italiano Motomodelli a Firenze ed il Frillici si classificò primo.

L’attività principale era quella del volo libero di veleggiatori trainati a mano e muniti di un marchingegno pirico che, nei rari casi fortunati in cui dopo 3 minuti il modello fosse ancora in volo,  lo costringeva forzatamente all’atterraggio. Il deus ex machina dei costruttori era Massimo Senia e la sua abilità era dimostrata dalla durata e precisione dei voli che, all’epoca, non erano ancora pilotati ma totalmente affidati all’abilità nell’assemblaggio ed alla meteorologia.

 Il 1960 fu l’anno della svolta. Come già da tempo accadeva all’estero, anche in Italia cominciarono a fare la loro timida comparsa i modelli radiocomandati. Le prime radio erano munite di un sistema sequenziale che comandava un meccanismo a scappamento che consentiva, ad ogni impulso radio, di spostare il direzionale secondo una successione predeterminata: sx-centro-dx-centro-sx e così via. Le radio erano prodotte principalmente negli USA e in Germania e non era facilissimo averle. A questo punto il genio italico fece di necessità virtù ed un team di praticoni dell’elettronica capitanati da tale Aldo Cesarini (decano dell'Associazione fino a quando, nel 2009, ha deciso di volare in autonomia fra le nuvole) riuscì a produrre dal nulla un apparato che, non più con uno ma addirittura con 2 canali, consentiva con un sol colpo di decidere tra la destra e la sinistra. Di salire e scendere ancora non se ne parlava ma era un formidabile salto di qualità che consentiva finalmente a molti viterbesi di intraprendere l’avventura dell’aeromodellismo pilotato. Quella che segue è la foto che mostra il primo volo col rivoluzionario (per quei tempi) sistema di radiocomando. Il modello portava il nome di "Viterbo".

 

Alcune foto dell'epoca

   

    

 

Molti anni trascorsero così tra alti e bassi, entusiasmi e frustrazioni, voglia di fare ed oblio, altalenando nel numero degli iscritti con una caratteristica che è da sempre propria dei viterbesi, cui peraltro lo scrivente appartiene da generazioni.

 Il 1986 – o giù di lì – fu invece l’anno della diaspora. I troppi radiocomandi, qualche incomprensione coi vertici dell’Aeroporto T. Fabbri, un paio di “eventi di pericolo” segnalati dai piloti (quelli veri) e fummo costretti a rispettare la normativa – peraltro già esistente – che vietava l’attività aeromodellistica all’interno dell'ATZ (Zona di Traffico Aeroportuale). L’imperativo era quello di reperire un’area idonea posta a non meno di 5 miglia dall’aeroporto. Nell’86-87 parcheggiammo momentaneamente sulla strada che collega Vetralla con Tuscania, in una tenuta dell’allora Sindaco di Viterbo Silvio Ascensi. Dall’87 al 98 si reperì un’area sulla strada Pianale, nei pressi di Grotte S. Stefano dove si volò per molti anni fino a sopravvenuti dissapori economici con la proprietà. Dal 99 al 2000 nuovo trasferimento nei pressi della “Sugareta” sulla strada Tuscanese dove la convivenza su un’aviosuperficie per ultraleggeri si dimostrò presto irrealizzabile. Dal 2001 di nuovo sulla strada Pianale – 200 m più a sud del precedente sito – dove attualmente ancora ci troviamo dislocati.

Tra uno spostamento e l’altro, nel 2003, cambiò anche un’altra normativa, quella dell’Aero Club d’Italia, alla cui sezione di Viterbo eravamo da sempre stati iscritti. La nuova quota sociale, che avremmo dovuto pagare, era assolutamente improponibile e così, dopo mezzo secolo, ci ritrovammo, in una decina di amici, a tirarci su le braghe da soli. Abbiamo fatto i “cani sciolti” con passione e voglia di volare per 4 anni poi abbiamo deciso di darci una veste ufficiale ed abbiamo fondato, in data 10 giugno 2007, l’A.VI.A. (Associazione Viterbese Aeromodellismo) che ha anche raggiunto la cifra record di 31 soci, segno tangibile del rinnovato interesse per l'aeromodellismo nell'Alta Tuscia.

Ora, per stare al passo con i tempi, abbiamo addirittura un sito: cose da pazzi!

                                                                                                      Luigi MINISSI

 

Infine, dopo alcuni decenni di silenzio e timide apparizioni esterne, dal 2012 il nostro presidente Antonio nuovamente porta ai massimi livelli il modellismo viterbese classificandosi, col modello Kerswap, sempre ai primi posti nelle varie gare nazionali, tutto  nella particolare disciplina "Old Timer", cioè modelli autocostruiti derivanti da progetti "vintage" precedenti il 1950. Per una piccola storia del Kerswap clicca qui

l'AVIA è stata costituita il 10 giugno 2007 dai seguenti soci "fondatori":

Mauro ANTONELLI, Lucio CALANDRELLI, Mario MAESANO, Angelo MARCHELLI, Gianfranco MATTIOLI, Luigi MINISSI, Fabio PAPAGNI e Antonio RICCARDELLI.